Un mio caro amico riesce a descrivere ogni sua sensazione; io ci riesco solo quando sono molto giù di corda, quando mi sembra che stia lottando senza possibilità contro una sorte che forse non mi ha mai mostrato altro che le spalle, quando mi sembra di non valere nulla, quando mi sembra che tutti gli sforzi della gente che mi sta attorno e vicina nel sostenermi non bastino, quando vorrei semplicemente non esser nato o (e di questo ho paura) quando vorrei avere il coraggio di non pensare a come dovesse essere il mondo senza di me. Sarà la stanchezza di una giornata di studio e preoccupazione, ma sento che le mie forze mi stanno abbandonando. Spero che il sonno, un giorno o l'altro, si porti via stanchezza e preoccupazioni, voglio tornare a sentirmi bene e felice, in un modo o nell'altro...
Dopo quello che ci siamo detti oggi dovrei stare in modo molto diverso, ma , chi lo sa perchè ( e se lo sa me lo dica!), sento affiorare dal mio animo una senzazione che miscela serenità e perdita. Nemmeno dovevamo dirci quello che ci siamo detti; come l'altra volta è venuto fuori all'improvviso senza volerlo, almeno così francamente!
I primi pensieri mi suggeriscono che voglio che la gente creda a quello che mi dice, specie se me lo dice col cuore, o almeno se così sembra. Trovare eccezioni all'occorrenza mi sa tanto di fuga o falsità. In entrambi i casi la cosa mi delude,ma in un senso buono, perchè non sento ferite a quel santa santorum che è l'ideale di un sentimento che deve essere rispettato dal dire cose che si pensano davvero (oserei dire col cuore) e dal coraggio di aderire coi fatti a quelle cose, anche se sono frasi fatte. D'altronde ci dovrà pur essere un senso dietro quelle frasi; saranno state "fatte" con un senso, poi l'uso, l'ipocrisia e la pigrizia di generazoni di persone può pure averle banalizzate, ma il senso sempre lì sta. Almeno questo è il mio punto di vista. Infatti è qui che talora mi perdo nei miei rapporti colle persone: dò carico alle parole, mi aspetto che da queste, e dalle frasi che ne scaturiscono, vengano espressi dei pensieri, dei concetti che rivelinoqualcosa di sè. Non è giusto dire a qualcuno, specie se molto vicino e a maggior ragione se è in un momento di fragilità, qualcosa in cui non si crede: questi potrebbe aggrapparsi al falso aiuto che gli viene offerto e farlo proprio; da questo ripartirà e penserà che che gli è affianco la pensi così, salvo poi scoprire che così non è...
non so più cosa fare... non mi guardi nemmeno più in viso... ho subito molto... ho accettato tanto, più di quanto potessi mai pensare... ho anche sbagliato, non lo nego... ma non meritavo tanto... ancor di meno sento di meritare che non ci sia più nulla da dire... non può finire così... ho bisogno di non essere abbandonato... il mio cuore era tuo e tu l'hai dato via, ma non importa... so che sarei pronto a ripetere l'errore... sei stata la luce che mi ha fatto alzare quando ero caduto... ora cosa mi farà rialzare se tu non mi sei vicina... la mia testa è affollata da tetri pensieri... non ho forza, nè volontà di rimettermi in piedi... so che la tristezza non mi abbandonerà ancora per lungo tempo...
Il 27 mi era sempre piaciuto come numero. Coi numeri fin da piccolo mi sono sempre cimentato per trovarci dell'ordine e il 27 mi piaceva perchè ci trovavo appunto un pò di questo ordine. Speravo che magari potesse divenire significativo anche nella mia vita: finora nessuna data che per me abbia o abbia avuto un significato speciale aveva mai portato con se questo numero. Infine così fu: e con un evento che, almeno a livello morale, per me è stato un vero terremoto, un giro a centoottanta gradi verso orizzonti che non avevo scrutato e mi fanno paura. Posso quasi affermare che un vecchio me stesso sia morto quel giorno, e per qualcuno magari lo sarà sul serio, lasciando un vuoto di coscenza in cui ancora stenta a delinearsi il mio nuovo me stesso che dalle macerie di questo terremoto dovrà ricomporsi, necessariamente. Per ora mi sento in questo limbo di pensieri che si confondono nella mente in un caleidoscopio di stati d'animo, realtà, memoria, sogno, incubo, speranze e paure che, ripeto, ancora non avevo mai scrutato ma con cui so di dover fare i conti. So che l'aiuto di chi mi sta vicino, ognuno a modo suo, è e non può che essere solo di contorno al riordino che spero questo maledetto 27 mi ispiri nuovamente, ma per il momento lo sento fondamentale e lo apprezzo. Avrei voluto appunto per questo,e comunque molto probabilmente a torto, che lei non mi abbandonasse in questo sfacelo, ma così non è stato e così non sarà, lo so; ancora una volta sento di non aver o esser stato capito e la mia confusione cresce...
Sapere di aver dato tutto te stesso e vedere come ciò non sia bastato,non sia stato fattivamente apprezzato, sia stato ignorato, calpestato, "relativizzato" lascia proprio delusi.
Ma anche il non aver capito fino in fondo come una persona fosse capace di comportarsi con tanta leggerezza e non-curanza quando mai e poi mai ci si sarebbe attesi questo servizio da chi più di tutti ci si fosse mai posti vicino al cuore.
Perchè subire tanto e di tutto così, a più riprese, come se non potesse essere altrimenti, come se il rispetto per il passato non ci dovesse essere, se non per invocarlo dalla controparte, toglie qualsiasi dubbio e lascia solo proprio delusi.
Delusi di aver dato tutto in termini di rispetto, pazienza e amore: mai. Delusi per il dubbio di non essersi spiegati fino alla fine: forse. Delusi per essere stati sottovalutati, non ascoltati o capiti e poi abbandonati al proprio dolore: certo. Delusi nel vedere la propria frustrazione, il proprio sconcerto, il proprio sconforto esser ricambiati con una squallida , distaccata e asettica pietà: la cosa peggiore.
Ma un pò deluso lo sono anche di me. Non pensavo di riuscire realmente a odiare e di serbare rancore, ma ho scoperto il contrario; e non mi piace. Come non mi piace il fatto di dover aver lasciato un'illusione per vedermela scambiata con incubi e fantasmi che inevitabilmente accompagneranno questi ricordi e pensieri e temo ne intaccheranno di altri che avrei voluto lasciare sacri; non mi piace,ma non è colpa mia.
Sto infine capendo come sia vero che amore e odio, illusioni e incubi possano essere sul serio spiegati come le due faccie di una stessa medaglia, indissolubilmente legate le prime alle seconde e come a voltare dall'una all'altra talora basti veramente poco.
Ci vorrà del tempo, ma questa delusione passerà; spero lasciando intatto il ricordo di una parte importante di questo passato. Capire come si siano potute creare le premesse per cadere in tale delusione e come mai non vedo perdono possibile sarà la chiave. Avere dato tutto non può essere stato un errore. Nel frattempo si deve riuscire a rialzarsi e a rimettersi in gioco: questa delusione non merita anche questo...
...torno a scrivere su questo parete... in effetti non saprei che dire perchè molte delle cose che dovrei dire non sono chiare nemmeno a me, figuriamoci agli altri interessati nelle mie vicende di questo anno, da esami fatti o rimandati, ad ambasciate e consolati sparsi per il globo, fino a confusi momenti di chiarezza. Ripeto (soprattutto al sottoscritto), non sapevo che dire e ancora non lo so, x cui non dico nulla... Chissà, magari scopro che parlare da solo, specie senza dire niente, aiuta e torno prima del duemilaotto.... Chissà...
11 luglio 2005, ultima data sul mio libretto...
11 luglio 2006, mi appresto a saltare x la nonsoaquantesonoarrivato-esima volta l'appello dell'esame più importante di cui ovviamente nommi frega un beneamato pizellow...
365 giorni di nullafacenzia condita da brevi, forse troppo, sprazzi di qlcs simile a un rimorso presto opsonizzato e fagocitato da quel dolce e sottile senso di indolenza che dopo aver sepolto la coscienza sta per far fare la stessa fine anche al pudore...
urge una soluzione...
trovatemela...
vengo alla luce anch'io, tanto ultimamente non ho altro da fare. di solito nasco svogliato x cui anke in ciò mi confermo.